Facebook e la privacy, amore e odio. Tra il sito di socializzazione e la riservatezza si oscilla tra sentimenti opposti.
E oggi questo dato trova conferma scientifica nelle conclusioni del professor James Grimmelmann, giovanissimo professore di Giurisprudenza presso la New york law school. Lo studioso i giovani li frequenta e li studia ogni giorno durante le lezioni e nel tempo libero. A un gruppo di giornalisti europei arrivati a New York proprio per discutere di privacy su internet, Grimmelmann spiega: “”Non è affatto vero che i ragazzi di oggi non si curano della privacy ( come sostiene, interessato, il fondatore di Facebook).
La differenza con le generazioni precedenti è che la loro privacy è più sociale e relazionale, meno preoccupata delle intrusioni del governo e più di quelle di genitori e insegnanti. I ragazzi creano finti profili, finti nomi, finte età e tante piccole bugie per proteggersi da occhi indiscreti. Quando si torna da una festa, ormai la prima cosa da fare è andare a untaggare, cioè togliere le targhette identificative da tutte le foto pubblicate da chi era a quella festa.
Ed è normale che ti arrivi un invito a un no camera party“. Insomma, per di capire, nei più giovani c’è consapevolezza dei rischi e ci si attrezza per evitarli, in modo artigianale ma efficace.







