Come uno scherzo del destino, non appena il dramma della piattaforma Deepwater Horizon della compagnia BP era finalmente risolto, torna la paura nel Golfo del Messico.
Proprio nei giorni in cui il presidente Obama si trova in Lousiana a rassicurare la popolazione che eventi come Katrina e la marea nera non sarebbero più accaduti.
Ed invece una piattaforma petrolifera non distante dalla Deepwater, ma di proprietà di una compagnia americana, la Mariner Energy, è stata avvolta dalle fiamme, forse con anche un’esplosione.
13 i dipendenti a bordo al momento dei fatti, tutti tratti in salvo dagli elicotteri di soccorso. Cause ancora non accertate, ma è ormai chiaro che la sicurezza in questi impianti così potenzialmente pericolosi per l’ambiente.
I gestori della piattaforma avevano però precisato che l’estrazione di greggio non era operativa, per cui i danni ambientali sarebbero stati minimi.
La Guardia Costiera ha però segnalato poco dopo la presenza di petrolio in mare intorno al pozzo. Questo ha scatenato il panico per qualche ora nel timore del ripetersi degli eventi precedenti.
Ma a quanto pare la perdita è comunque contenuta, una chiazza intorno alla piattaforma larga circa un chilometro.
Ora l’incendio è spento e i soccorritori riferiscono che le perdite sono scomparse, continuando a monitorare il luogo.
Infuriano le polemiche sulla sicurezza di questi impianti, servono norme restrittive e controlli maggiori. Ora si dovranno accertare cause e responsabilità di questo nuovo avvenimento che tiene alta la tensione sulle compagnie energetiche. Per il momento la versione della compagnia Mariner è di un’esplosione di un deposito di gas, ma è ancora da verificare l’affermazione che la piattaforma fosse chiusa, poichè la Guardia Costiera ha invece affermato che stava estraendo petrolio.








